via dalla pazza folla:
perché me ne vado da facebook.
lo so, non è la notizia del
secolo. né dell'anno. e nemmeno del giorno.
diciamocelo: probabilmente non
importa a nessuno.
però qualcuno prima o poi se ne
accorgerà, e allora a quel qualcuno una spiegazione la dovrò.
(sì dai, mettiamola così.)
insomma, il fatto è che tra pochi
giorni (diciamo dal 1 settembre, giorno più giorno meno)
disattiverò il mio profilo su
facebook.
chi mi conosce sa che sono stato tra
i primi a buttarmi nel social networking anni fa, quando
facebook era ancora solo in
inglese, non si era ancora involuto in ciò che è oggi, e sembrava
un'alternativa più esteticamente
elegante e sobria a myspace. era insomma una novità per pochi
eletti, e si sa che io, che sono
un fottutissimo snob, vado pazzo per le cose nuove, specie quelle
non masticate dai più.
forse furono tutti questi motivi
ad attrarmi, allora. ma non lo ricordo con certezza, lo ammetto: per
lungo tempo ho tenuto il profilo
dormiente, dimenticandomene pure. poi tutto è improvvisamente
esploso, circa un anno e mezzo
fa, e facebook ha iniziato a occupare una fetta sempre più
consistente delle mie giornate (e
di quelle di tutti, temo).
oggi però mi sono ben evidenti le
ragioni per cui è arrivato il momento di andarmene.
le elenco qui di seguito, in ordine sparso, e sono quasi tutte di natura squisitamente personale.
valgono per me e per me soltanto:
nessun giudizio, quindi, su chi in facebook invece resta,
prolifera e si moltiplica.
facebook mi distrae.
sono un libero professionista;
svolgo il mio lavoro in casa, utilizzando un personal computer, senza
supervisori, superiori o clienti
a contatto di gomito. nessuno mi riprende o mi incalza se dedico dieci
minuti in più all'ultimo test
sulla carta del mazzo bergamasco che mi rappresenta di più. ciò
significa che la mia curva
dell'attenzione è troppo pericolosamente vulnerabile di fronte a un luogo
virtuale in cui sono presenti
quasi tutti i miei amici. il problema è che se mi distraggo non lavoro, e
se non lavoro non mangio (al
contrario di chi invece si collega a facebook da un ufficio e non
risponde direttamente al proprio
portafoglio del tempo che lì vi perde).
facebook alimenta e amplifica i
miei difetti.
che sono sostanzialmente la
pigrizia e il narcisismo. da un lato, avere tutti i miei amici a portata di
polpastrello mi rende ancora più
sedentario di quello che sono. e più orso, anche. dall'altro, poiché
è veloce e in tempo reale e si
basa principalmente sulla parola scritta, facebook mi spinge in modo
quasi ossessivo a scrivere di
tutto, a commentare tutto, a partecipare, sempre e comunque. e ciò
mi fa sprecare un sacco di tempo,
che potrei impiegare in milioni di altri modi. e sia ben chiaro che
per me l'alternativa a facebook
non è necessariamente "leggere un buon libro" o "impegnarmi
nella
ricerca di me stesso" o
"fare volontariato": un ottimo modo per occupare quel tempo per me è
anche semplicemente ingozzarmi di
birra a torso nudo alla finestra.
facebook mi annoia.
a parte qualche sempre più
sporadico caso (frasi intelligenti, bei video o litigate stuzzicanti), ciò che
normalmente subisco in facebook è
una cronaca in tempo reale di ciò che fanno gli altri. e poiché
le loro vite sono più o meno
simili alla mia, non provo alcun tipo di fremito o curiosità nello scoprire
che anche loro, esattamente come
me, si svegliano al mattino, mangiano a pranzo e cena, partono
e tornano nei weekend e in
estate, lavorano durante l' orario lavorativo, vanno a dormire la sera.
facebook banalizza tutto, anche
l'amore e il dolore.
le coppie si sfaldano tutti i
giorni, in ogni parte del mondo. è un fatto doloroso e spesso fortemente
traumatico, che ognuno gestisce
nel modo che gli è più simile: qualcuno ne parla con tutti, qualcun
altro se lo tiene per sé, altri
lo condividono solo con le persone più vicine. io appartengo a
quest'ultima categoria, e di
fatto su facebook non ho mai parlato della mia vita personale,
soprattutto quella affettiva. fin
qui la cosa riguarda me e la gestione della mia privacy, d'accordo.
ciò che mi urta profondamente è
subire i battibecchi e le frecciatine tra ex fidanzati (che spesso
conosco appena) o assistere al
continuo mutare dei loro status (anche se è solo per scherzo, quel
passare da "married" a
"single" a "it's complicated" mi tocca il sistema nervoso).
ma soprattutto
rimango puntualmente annichilito
davanti all'incredibile insensata e insensibile parata di commenti
di amici o semplici conoscenti che
si permettono di dare un'opinione non richiesta su questioni così
delicate e su persone
prevalentemente assenti. certo, la responsabilità è di chi espone le proprie
lenzuola macchiate di sangue alla
finestra, ma comunque mi spazientisco di fronte a questa
sindrome da "bagni della
scuola", in cui tutti dicono la propria (o peggio, si schierano contro
qualcuno) anche se nulla
conoscono della materia in discussione e del carico emotivo che vi sta
dietro.
facebook non mi permette di
essere selettivo.
per quanto io abbia sempre
adottato un rigido criterio personale per l'aggiunta degli "amici" su
facebook ("se non ti
conosco o non ti ho incontrato di persona, non ti aggiungo"), troppo
spesso
-ed esclusivamente per buona
educazione- sono stato costretto ad accettare le richieste di (quasi
perfetti) sconosciuti: il barman
del locale che ho frequentato durante le vacanze post-maturità, il
cugino del vicino di un amico che
ho incrociato in un autogrill, la panettiera sotto casa, l'ex
compagno dell'asilo nido di cui
ignoravo completamente l'esistenza, il cliente che accarezza il mio
animaletto in pet society ma
nella vita reale non mi paga le fatture. ecco, il fatto che questi
"amici"
abbiano accesso alla mia vita,
alle mie fotografie e ai miei Amici (quelli veri) mi infastidisce
moltissimo; e non serve
ricordarmi che esistono vari livelli di privacy sul mio profilo: applicarli
significherebbe annullare quel
gesto di buona educazione iniziale.
facebook uccide la privacy.
e non parlo del sig. zuckenberg e
del suo supposto collegamento con la cia (che comunque vi
invito ad approfondire). parlo
del fatto che potrei benissimo avere il desiderio o la necessità di non
far sapere a un parente, a un
amico o a un'amante che la tal sera mi trovavo nel tal locale con la
tal persona. inoltre, facebook mi
toglie la libertà di negarmi ai miei clienti se non ho voglia o tempo
di rispondere alle loro richieste
(con quale faccia posso fingere di non aver letto una mail di lavoro
se nel frattempo ero su facebook
a stilare la classifica dei miei cinque personaggi preferiti di
futurama?). infine, non è sempre
piacevole trovarsi "taggati" in modo indiscriminato nelle
fotografie. quelli più educati
(pochissimi, a dire il vero) solitamente chiedono prima il permesso di
farlo, ma il più delle volte mi
capita di collegarmi al mattino e trovare, non solo dei miei scatti nelle
situazioni ed espressioni più
imbarazzanti, ma anche decine di commenti divertiti che, a corollario
delle immagini, aggiungono una serie
dettagliata di informazioni sul dove il come il perché e il con
chi.
facebook uccide la
partecipazione.
quella civica, quella civile e
persino quella politica. troppe volte mi sono sentito a posto con la mia
coscienza o con il mio impegno
politico per aver semplicemente aderito a un gruppo su facebook.
la verità è che i gruppi su
facebook uccidono le piazze, perché ci permettono di indignarci e
protestare, ma per finta o per
procura. la verità è che la rivoluzione mediante facebook (quella di
cui ci parlano commossi i
giornali) funziona solo in quei luoghi del mondo in cui per le persone è
troppo difficile o pericoloso
incontrarsi o riunirsi. e tuttavia in quei luoghi del mondo poi si scende
in piazza comunque, spesso
sfidando le camionette della polizia. qui da noi tutto ciò accade molto
di rado: di solito, ci basta
pubblicare una foto nel profilo o partecipare a una raccolta di firme
virtuali o pubblicare un video di
beppe grillo per esprimere il nostro dissenso e sentirci autorizzati a
lamentarci, protestare,
mugugnare. infine, la sovraesposizione tipica che i contenuti subiscono su
questo medium alla lunga ci rende
anche necessariamente insensibili. un esempio: dopo quante
fotografie di cani maltrattati di
solito smetto di interessarmi al problema e decido di passare a un
test sulla mia birra irlandese
preferita?
facebook è pieno di balle e
informazioni sbagliate.
sono stanco di ricevere inviti a
gruppi che nascono dall'iniziativa di chi non ha avuto la voglia, il
tempo o la sensibilità di approfondire
una notizia, una maldicenza o una leggenda metropolitana. si
dirà: internet è piena di cattiva
informazione (a partire dai quotidiani online), ed è vero. ma una
notizia falsa proposta da un
amico ha un potere di penetrazione decisamente superiore, e spesso ci
facciamo bastare quella
provenienza diretta ("se lo dice lui, significa che è vero")
come garanzia
della veridicità del contenuto.
facebook uccide gli auguri.
da quando ho un profilo su
facebook, ricevo gli auguri (telefonici o vis-a-vis) per il compleanno o
le
festività da una sola persona, e
solo perché non è su facebook: quella persona è mia madre.
(quasi) tutti gli altri mi
scrivono i propri calorosissimi auguri esclusivamente su facebook. non c'è
niente di male, beninteso: la cosa
è commovente e piacevole e, poiché gli auguri su facebook sono
gratis e quasi automatici grazie
ai promemoria, spesso ci si ritrova la pagina piena di baci e
abbracci. il problema è che a
volte capita di non collegarsi per un po' e, se ciò accade in
concomitanza con il proprio
compleanno, sembra di non aver ricevuto nemmeno un augurio (a
parte quello della mamma di cui
sopra) e si piomba in uno stato di profonda tristezza, tipo cane
abbandonato in autogrill.
facebook mi fa sentire braccato.
prima dell'avvento di facebook,
quando non mi facevo sentire per un po', nella più sgradevole delle
ipotesi i miei amici mi
telefonavano per sapere se ero vivo. se oggi non mi collego per qualche
giorno o non aggiorno il mio
status o non partecipo a un quiz, ricevo messaggi piccati in cui mi si
rinfaccia di essere sparito o mi
si chiede se ce l'ho con chi mi ha invitato a qualche evento che ho
involontariamente ignorato.
facebook mi fa allontanare dalle
persone.
nonostante la bontà del concetto
di ambient awareness che facebook pare alimentare, tendo a
farmi bastare le poche sommarie
informazioni sui miei amici che essi stessi pubblicano sui propri
profili. come se leggere dai loro
status che sono vivi o al mare o in una relazione "complicated"
fosse sufficiente per non
approfondire oltre (che so, con una telefonata o una bevuta in
compagnia).
facebook non assolve nemmeno la
sua funzione primaria.
che è quella di trovare vecchi
compagni di scuola o di merende. sono due anni che cerco un amico
e non lo trovo. certo, ho scovato
(con gioia) molte persone del mio antichissimo passato, e
alcune le ho anche incontrate. ma
vogliamo davvero credere alla balla che facebook ci serve per
ritrovare un vecchio vicino di
banco? perché non lo abbiamo cercato sull'elenco telefonico o su
google?
facebook non soddisfa più la mia
creatività.
mi piace molto scrivere, lo sanno
tutti. ma per quello c'è il mio blog, ormai. sono mesi che non
partecipo più alle discussioni su
facebook, e non ricordo più quando ho scritto la mia ultima nota.
il giochino si è rotto, insomma.
almeno per quanto riguarda il mio lato cosiddetto "creativo".
ecco, questi sono solo alcuni dei
motivi per cui ho preso la mia decisione.
sarei un ipocrita se non
riconoscessi anche i pregi di facebook, ma fatte le debite proporzioni non
sono davvero sufficienti per
convincermi a cambiare idea.
una rassicurazione, però:
sto per disattivare il mio
account di facebook, non per impiccarmi all'albero maestro.
dopo il 1 settembre continuerò a
vivere e a esistere. non so prevedere come, se meglio o peggio.
nel caso dovesse interessarvi
scoprirlo, potete scrivermi ai miei indirizzi email o leggermi sul blog
o telefonarmi. prometto di fare
altrettanto.
vi voglio bene, soprattutto in
carne e ossa.
e.