imparare [im-pa-rà-re] (impàro)
         v. tr.

         - apprendere con lo studio, con l'esercizio, con l'osservazione:

         i. il latino; i. a leggere e a scrivere; i. come si ricama; i. l'educazione.
         - estens.: apprendere pedissequamente qualcosa senza capacità di

         rielaborazione, spec. per non aver compreso appieno il significato di

         quanto studiato.

                 

                   [dizionario della lingua italiana, di aldo gabrielli, ed. hoepli]

 

 

 

nove mesi fa, giorno più giorno meno, (tra)scrivevo il primo post di questo

blog. parlava di tulipani e, come molti degli interventi delle prime settimane di

vita di questo posto, proveniva da un taccuino che avevo iniziato a riempire

con pensieri e aforismi durante l'autunno del 2008 e che mai avrei

immaginato avrebbero rappresentato lo spunto e l'incipit di un blog.

 

perché all'epoca io odiavo i blog.

no, mi correggo: odiavo una certa categoria di blog, e cioè quelli strettamente

personali, quelli della lamentazione e dell'autocelebrazione, quelli in cui chi

scrive vomita nel mondo del web tutto ciò che gli pare legittimamente

rappresentare quanto egli/ella si detesti o si elevi a ennesima potenza.

odiavo insomma i blog che sono figli diretti dei diari del liceo, quelli delle

citazioni letterarie riportate a casaccio come si appuntano le spillette su un

giubbotto o, peggio ancora, quelli del "io sono il migliore del mondo ma il

mondo non mi capisce" o del "lo amo anche se è uno stronzo". 

 

quando mi è venuta l'idea di crearne uno, io che sono il migliore del mondo

ma il mondo non mi capisce mi sono illuso di essere immune da quella

tendenza. ma anche se ho tentato di fare qualcosa di nuovo, provando la via

dell'aforisma, imponendomi un tema (le fantomatiche cose che ho imparato)

e un limite di 140 caratteri che arginasse la mia tendenza alla logorrea, ci

sono cascato anch'io.

ero sincero, ero armato delle migliori intenzioni e del più raffinato senso di

autocritica, ma il fallimento dell'intero esperimento era già in nuce nella sua

mission iniziale. perché partivo dalla stessa impellente esigenza di tutti:

esprimermi, dire al mondo chi sono veramente, essere apprezzato, magari amato.

 

dire al mondo chi sono veramente.

ecco, oggi mi chiedo se esista uno strumento più lontano di un blog per

ottenere quel risultato. chi si è avvicinato a me provenendo da questo luogo

e poi mi ha frequentato fuori di esso ha dovuto fare i conti con la dura realtà:

in carne e ossa non sono all'altezza del personaggio che ho involontariamente

costruito in queste pagine.

 

perché sono sempre stato onesto, certo, e qui ho sempre distribuito sia il mio

meglio che il mio peggio, ma il mio peggio ne è uscito irrimediabilmente nobilitato

dalla spuma letteraria con cui l'ho guarnito e ammorbidito. e così nelle pagine del

blog i miei difetti sono diventati forse perdonabili e seducenti, come si considerano

perdonabili e seducenti, e persino condivisibili tramandabili e imitabili, i tratti di un

eroe letterario.

 

la verità però è che io sono una persona, non parole nere su uno sfondo bianco.

e chi ha a che fare con me deve necessariamente fare i conti con il fatto che sì,

forse sono simpatico, intelligente, sognatore, onesto e fedele (parole vostre, non mie),

ma sono anche e soprattutto un uomo peloso basso e sovrappeso, cocciuto,

insicuro, spesso involontariamente insensibile, antisportivo, fissato con la musica,

separato, padre dolorante di due bambini, socialdemocratico, pigro, avverso alle

spiagge, praticamente povero, incapace di amare con leggerezza, oppresso da

un lavoro che lo stressa ma non lo sostiene, iperprotettivo, paralizzato in un

immobilismo di cui però si lamenta costantemente, pessimista, totalmente

incredulo di fronte all'amore ricevuto gratuitamente.

 

tutte queste cose smettono di essere seducenti quando smettono di essere

semplici parole. chi mi frequenta lo sa. chi mi frequenta sa che sono cose che

mi pesano molto, e su cui ho finalmente deciso di intervenire. la mia vita procede

con il freno a mano, in tutti i campi e su tutti i piani, ed è arrivato il momento di

una svolta.

 

il primo passo è affrontare la realtà delle cose concrete e toccabili e annullare la

mia vita parallela virtuale attiva: buttarmi nella vita. è un'esigenza che sento

come impellente e prioritaria. e così ho già cancellato i miei tre account su twitter,

ho reso dormienti i miei utenti last.fm e myspace (non li ho eliminati perché

musicali, e la musica non si tocca), tra poche ore disattiverò il mio profilo su

facebook e adesso sospendo ufficialmente questo blog.

 

e so che sto facendo la cosa giusta: infatti, mentre scrivo mi rendo conto che

anche questa confessione non richiesta è figlia dello stesso errore iniziale, della

stessa smania di comunicare che ho identificato come il mostro da abbattere.

mentre scrivo questa confessione non richiesta mi rendo conto che abbandonare

questo posto è il primo vero unico passo possibile, poiché fintanto che resterò qui

sarò vulnerabile al richiamo allettante dell'esposizione universale di me stesso. e

l'esposizione è per definizione immobile, immutabile, morta. figuriamoci quella

universale.

 

c'è poi un altro aspetto, che potrebbe sembrare in contraddizione con quanto ho

scritto finora ma non lo è, ed è anzi l'ennesima prova della potenziale perversione

di questo luogo. ciò che non prevedevo nemmeno lontanamente potesse accadere

e invece è accaduto spesso -sempre più spesso- è che le mie parole (con il carico

di pensieri e sentimenti che esse veicolavano) venissero ripetute e clonate e

replicate decine e decine di volte su decine e decine di altri blog perdendo

progressivamente colore e peso e intensità. è il principio del tumblering, tipico

della piattaforma che ho scelto quando ho creato questo posto, un principio che

allora ignoravo totalmente e in base al quale gli utenti del network "rebloggano"

ciò che trovano di interessante nei blog altrui.

 

all'inizio quell'evidenza di gradimento ha soddisfatto e gratificato la mia antica

fame di riconoscimento pubblico (are you listening, doctor freud?): era bello ed

emozionante vedere condivise e diffuse le mie frasi, grazie a un meccanismo che

in fondo certificava la mia esistenza, almeno sul web.

poi, lentamente ma inesorabilmente, ho iniziato a soffrire per il modo in cui ciò che

scrivevo veniva indiscriminatamente replicato e fatto proprio da persone di cui

nulla so e nulla saprò mai. la cosa ha iniziato a crearmi disagio, poiché quella

razzìa (chiamiamola col suo nome) rappresentava una estrema scarnificazione e

spoliazione di cose che ritenevo talmente importanti per me stesso da fissarle nero

su bianco. oggi addirittura mi fa fisicamente male ritrovarmi un po' ovunque sul

web (spesso riportato accanto a foto di divi vampiri o modelle nude, quindi

immerso in veri e propri blob che tutto appiattiscono) mentre racconto

le mie gioie personali o i miei dolori più intimi, i miei bambini, i miei

amici o la donna che amo.

 

mi si obietterà che è la stessa sorte che capita alla letteratura: ognuno trae da ciò

che legge qualcosa di utile per sé, e quando una cosa è scritta (o cantata, o

dipinta) appartiene al mondo. è vero e sicuramente giusto, e capita sempre, anche

a livelli più elevati e nobili della sindrome da diario del liceo di cui parlavo prima. il

problema è che ho dolorosamente imparato che non so se sono abbastanza

forte o sufficientemente disincantato per vedermi sezionato e moltiplicato,

nemmeno se questo fosse un romanzo anziché un blog.

 

questa presa di coscienza di un nuovo inedito senso del pudore personale è

l'unica conquista che riconosco a questo blog.

 

no, in verità ce n'è un'altra cosa, che è positiva e del tutto personale, e riguarda un

dono prezioso che questo posto mi ha fatto il 15 febbraio 2009, ma che in virtù del

mio nuovo inedito senso del pudore non racconterò. quel tesoro rimarrà comunque

legato a questo blog per sempre, ed è l'unico motivo per cui oggi non lo cancello

integralmente ma lo lascio addormentare dolcemente, tenendogli la mano.

 

grazie a tutti per tutto, dunque.

per i commenti, per i complimenti, per le critiche e, perché no?, anche per i reblog.

e soprattutto grazie per avermi letto fin qui: dopo nove mesi di brevi aforismi di 140

caratteri, questa pagina vi deve essere risultata piuttosto indigesta.

 

comunque sia andata, dedico la bellezza e la gioia e l'emozione di questi fantastici

nove mesi di parole a pietro, chiara e giovanna (in ordine crescente d'età), che di

questo blog (e della mia vita) sono stati l'ispirazione, il nucleo, la forma e la sostanza.

 

andrà tutto bene, ve lo prometto.

e.

 

 

p.s.:

qualcuno penserà: quanto rumore per nulla, è solo un blog, e nemmeno famoso.

 

è giusto. ma se è vero -ed è vero- che questo posto è stato una parte importante

della mia esistenza recente, queste spiegazioni le dovevo soprattutto a me stesso.

 

perché queste sono le cose che ho imparato, davvero.